Qualche giorno fa, in viaggio per Napoli, leggevo un articolo piuttosto bizzarro sul Vanity Fair: il Ponte di Messina porterebbe jella.Sarebbe questa la ragione per cui la Emma Marcegaglia, neoeletta presidentessa di confindustria, avrebbe dichiarato che la costruzione del ponte non sarebbe una priorità.
Il settimanale più alla moda che esista forniva dunque una lista di momenti della storia del nostro Paese in cui si è tentato di procedere con la costruzione dell’opera titanica riportando clamorosi insuccessi a livello economico e politico.
Si citavano dunque crisi e cadute di governo delle ultime ore e casi ancor più gravi di stragi e terremoti in anni passati.
Sarà forse che Qualcuno da lassù ci osserva e ci protegge, guardandoci dallo scempio che alcuni nostri politici vorrebbero perpetrare a scapito di uno dei posti più suggestivi e paesaggisticamente più belli di Italia? Non tirando in ballo (perché questo post non vuole essere cronaca politica né pungente denuncia sociale) tutto ciò che la costruzione dell’opera comporterebbe, in termini di danno, alla città di Messina.
E qui scatta la questione scaramanzia: perché ostinarsi in qualcosa che il caso non vuole?
La Sicilia isola è ed isola vuole restare: infondo a separarla dal continente sono solo 3 Km … i più belli di Italia, come li definì Gabriele D’Annunzio.

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