Qualche giorno fa, dopo avere accidentalmente beccato alla radio “Reality”, ho deciso di vedere uno dopo l’altro “il tempo delle mele 1 e 2”.
Inutile dire che la mente è volata fantasticamente agli anni ormai da troppo tempo trascorsi.
Inutile dire che la mente è volata fantasticamente agli anni ormai da troppo tempo trascorsi.
Forse i miei sono ricordi da adolescente mai cresciuta, dunque oggi un po’ retrò, ma se torno indietro con la memoria a quei momenti ormai lontani sento ancora le emozioni legate alle prime cotte, all’incontenibile batticuore per un amore quasi sempre magari anche a senso unico, o al vedere il proprio corpo cambiare.
Mi è venuto da pensare quanto appassionante fosse essere invitata per un lento, soprattutto se era quel LUI, quello che sconvolgeva gli innocenti (si, una volta, quando eravamo ragazzini noi lo erano, non come oggi …) pensieri da ragazzina, a farlo.
I famigerati lenti, quelli in cui chissà cosa poteva succedere, quelli che ti portavano a vivere dei momenti indimenticabili, eterni nella durata dei pochi minuti della canzone, quelli che ti facevano volare con la fantasia verso chissà quale nobile e toccante storia di soli sentimenti, in cui il sesso era un tabù o una magia.
Oggi è tutto più immediato, troppo diretto.
Oggi è tutto più immediato, troppo diretto.
Si bruciano le tappe, si cresce troppo in fretta. Ci si atteggia a donne aggressive quando si hanno malapena 16 anni. A 19 si è già sfatte dal tempo che avanza inesorabile, donne troppo vissute con una mente di bambine.
Tutto oggi ti porta all’essere trasgressivo: se non lo sei, sei out!
Dalla musica alla moda, dal taglio di capelli ai film, dagli atteggiamenti al rapporto con l’altro, soprattutto con l’altro sesso.
Non c’è più spazio, oggi, per un delicato lento.
Manifestazioni sdolcinate, li giudicherebbe la classe degli adolescenti di oggi.
Certo è la normale evoluzione della storia, della vita.
Manifestazioni sdolcinate, li giudicherebbe la classe degli adolescenti di oggi.
Certo è la normale evoluzione della storia, della vita.
E allora ti accorgi che il tempo passa, le mode cambiano, tu cambi, ma sotto sotto, dentro di te, rimane sempre quell’adolescente che sei stato.
E basta una canzone all’improvviso, magari in un particolare stato d’animo, a far provare le stesse emozioni che qualche anno fa vibravano dentro.
E basta una canzone all’improvviso, magari in un particolare stato d’animo, a far provare le stesse emozioni che qualche anno fa vibravano dentro.
E a questo punto nessuna vergogna di essere nostalgico e melanconico! Al contrario tanta voglia di gridare al mondo di fermarsi e riprendersi il proprio tempo, con le proprie fasi e le proprie età perché la trasgressione a tutti i costi, la ricerca dell’effimera felicità, non è lo stravolgimento socioculturale del '68, ne è solo la brutta copia, perché oggi in fondo è la normalità la vera rivoluzione!
E allora a tutti i nostalgici, figli e figlie degli anni ’70 come me, che quel lento l’hanno ballato mille e una volta dedico questo post e queste righe che seguono.
E allora a tutti i nostalgici, figli e figlie degli anni ’70 come me, che quel lento l’hanno ballato mille e una volta dedico questo post e queste righe che seguono.
Noi non abbiamo fatto la Guerra ma dai fatti del Kosovo, l’Afghanistan, l’Iraq abbiamo imparato cosa sia.
Non abbiamo visto lo sbarco sulla luna, né votato il referendum per l'aborto ed eravamo troppo giovani per capire cosa fossero gli anni di piombo e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Spagna ‘82.
Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e coloro che verranno dopo di noi.
Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avutotutto, e nessuno glielo dice.
Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a un due tre stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. A stimolare la fantasia, a farci leggere le fiabe prima di dormire.
Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta.
Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati.
Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills. Ma malgrado ciò la televisione era più decente di adesso: non ti insegnava ad essere insolente né ti imponeva Amici o il Grande Fratello.
Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Si giocava con il Crystal Ball, le sorprese del Mulino Bianco, i mattoncini Lego a forma di mattoncino. C'erano i Puffi, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, Mila e Shiro, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore.
Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro cone Co. CO. CO.
Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico.
Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli che hanno gridato NO NATO, fuori le basi dall'Italia.
Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, siamo la generazione di Bim Bum Bam, e del Drive-in.
Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, ad avere assistito alla nascita ed al ritorno di Duran Duran e Take that.
Ci siamo emozionati con Superman, ET.Masticavamno le Big Bable e al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto.
Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag. Non avevamo porte con protezioni, o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale.Non c'erano i cellulari, usavamo i telefoni a gettoni. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!!Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine.Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anchei cani!
E le ragazze non si conquistavano in una chat ma giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità e ballando i lenti del Tempo delle mele scanditi dai cambi coppia del gioco della spazzola.
Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò.
Tu sei uno di nostri?Congratulazioni, perché sei tra chi ha avuto la fortuna di crescere come un bambino ed avere genitori che sapevano urlarti, sgridarti, sculacciarti se il caso, ma anche amarti, proteggerti e coccolarti come si deve e professori degni di questo nome, che sapevano insegnare non solo nozioni di scuola ma di vita.

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