domenica 18 maggio 2008

C'era una volta ...


... In un paese molto, molto lontano, una principessa …
… rewind …
C’erano una volta, in un paese molto, molto lontano, tre principesse …
E anche questa è una storia realmente accaduta.
Portogallo, (http://www.visitportugal.com/) Ferragosto 2007.
La Joé, Miss gone with the WIND ed io optiamo per Silves (http://it.wikipedia.org/wiki/Silves_(Portogallo)), come meta per il giorno di Ferragosto.
Città medievale, antica capitale dell’Algarve durante l’autonomia di questa regione in età medievale, tutti gli anni Silves fa da scenario ad un’importantissima e folkloristica Fiera Medievale (www.youtube.com/watch?v=1knHyMoerF4) solitamente durante la seconda settimana di Agosto e dunque a ridosso di Ferragosto.
L’intera città torna al Medioevo: per tutto il periodo del Festival i cittadini vestono solamente in abiti medievali, i negozi, e le attività commerciali allestiscono banchetti medievali in strada; i bar, i ristoranti servono solamente pietanza dell’epoca e per comprare qualunque cosa occorre scambiare la valuta al cambio ufficiale. Tutto, infatti, va pagato con delle monete particolari del valore di 1 o 5 € in vigore solo ed esclusivamente in quella settimana.
Manifestazioni tipiche scandiscono le giornate: ballate, sfilate, cortei, esibizioni di sbandieratori, giostre e palii.
La particolarità del Festival è che anche i non cittadini di Silves, i turisti dunque, possano vestire con abiti medievali e vivere un’intera giornata di altre epoche prendendo parte attiva della festa. Chiaro che ai turisti sarà riservato solo un ruolo da comparsa.
Non a tutti, però!
Ovviamente non a noi, nostro malgrado questa volta.
Arrivate a Silves e reseci conto di quanto accadeva e delle regole del Festiva, la Joeè, Miss gone with the WIND ed io decidiamo di affittare (1€ per l’intera giornata) i costumi medievali e di calarci completante nel ruolo.
Optiamo tutte per costumi da nobil donne: blue e porpora per Miss gone with the WIND (ahimè l'avatar ammeteva solo il bianco e il porpora ... ); scamiciato con copricapo alto per la Joé (e anche in questo caso l'avatar è un po' di fantasia) e oro e porpora per me (vedi foto).
E così, una volta cambiateci d indossati adeguati copricapo, cominciamo la nostra passeggiata nel tempo.
Calate completamente nella parte, scambiamo saluti ed inchini con altre figure coeve senza mai capire se siano figuranti o comparse, posiamo per fotografia di turisti ancora ignari che anche loro possano essere parte attiva del Festival e giriamo tra gli stand assaggiando pietanze tipiche e bevande dell’epoca entrambe rigorosamente servite in cocci e senza posate.
Ad un certo punto vediamo una fila di gente in costume in attesa dell’apertura di un cancello che porta ad uno stadio dove tutt’e tre crediamo ci sarà uno spettacolo.
Dunque decidiamo di accodarci alla fila per prendere posto all’interno una volta che tutto fosse pronto e godere dello spettacolo che ci si sarebbe presentato.
Poco dopo il nostro arrivo nella fila ecco sentire un rullo di tamburi ed uno squillo di trombe immediatamente i cancelli si aprono.
La fila comincia ad avanzare e in men che non si dica arriva il nostro turno di ingresso e con questo il panico che ci assale tutt’e e tre, si tutt’e e tre, anche la solitamente pacata Joé.
Perché non c’era nessuno spettacolo all’interno cui assistere per noi, perché lo spettacolo eravamo noi.
Ci eravamo, ignare di tutto davvero, aggregate ai figuranti della corte portoghese della Regina Isabella. Sicché il corteo, di cui eravamo ormai inesorabilmente parte, avrebbe sfilato all’interno di questa arena, gremita di una numerosa folla con tanto di macchinette fotografiche, per poi prendere posto sul palco d’onore allestito al centro dell’arena ed assistere al palio.
Reseci in qualche secondo conto della situazione cerchiamo di defilarci, ma perdiamo quell’attimo di tempo decisivo e ormai siamo incastrate nella scena.
Siamo braccate. Non abbiamo via d’uscita.
Una guardia moresca ci incita a farci avanti e a “calarci nella parte” come se nulla fosse.
Dunque avanziamo nel corteo sotto un ponte di spade, passiamo davanti ad una fila di mori e raggiungiamo il ciambellano che ci aiuta a salire sul palco e ci indica dove dover prendere posto. PRIMA FILA. Come tutte le donne della corte.
Abbiamo in cuore in gola, siamo paonazze per l’imbarazzo e la vergogna. Abbiamo innumerevoli occhi addosso e soprattutto siamo in mezzo a decine di persone, i figuranti della corte, che ci osservano domandandoci chi caspita siamo.
Stiamo facendo una figura decisamente di m…a!
Ma non possiamo fare nulla ormai e dunque meglio calmare gli animi e rassegnarci all’idea che per un’ora circa siamo tre cortigiane davanti ai cui occhi cavalieri, lottatori, musici, si contengono il premio.
Il vincitore è il cavaliere nero: rude, crudele e rabbioso, ma decisamente sconcertantemente fico! Sbaraglia tutti i rivali e vince l’agone contro il bel giovane principe elegante e garante del bene in una gara a cavallo senza esclusione di colpi.
Conquista il bacio della regina e sfila davanti alla corte elargendo sorrisi ed inchini ad ogni cortigiana, dunque anche a noi tre.
Finita la giostra siamo finalmente libere di andare, ma prima di fuggire a gambe levate e tornare nell’anonimato, mescolandoci nella folla, dobbiamo fare un ultimo sforzo: il corteo sfila per tutta l’arena ringraziando il pubblico e dunque ripassando sotto il ponte di spade finalmente esce.
E via verso la via di fuga.
Convinte di essere ormai tre tra tante ci mescoliamo nel popolo in costume, danziamo a ritmo di ballate, facciamo acquisti, mangiamo e beviamo, fintanto che un papà, indicandoci e venendo verso di noi con una macchinetta digitale in mano, dice alla sua bambina: “olhia, ficam as tres prinsecas da desfile medieval”.
Rassegnate, ci rendiamo conto che ormai siamo parte del sistema e che sotto sotto non ci dispiace poi tanto!

1 commento:

Anonimo ha detto...

gattina, gli avatar sono davvero fantastici!! il post è un tantino lungo, invece...baci baci la joe