mercoledì 23 aprile 2008

San Giorgio e il drago, i libri, le rose e gli innamorati

Oggi, 23 Aprile, è la festa di San Giorgio, protettore, assieme a San Biagio, dei libri e dei librai.
In Catalogna si dal XV secolo oggi si festeggiano gli innamorati, contrariamente al San Valentino Day di tutto il resto di Europa, e si regalano libri e rose ad amici, figli, genitori e parenti.
San Giorgio dunque è il protettore dei sensitimenti, delle emozioni, paladino del Bene e principe senza macchia e senza peccato.
Secondo la leggenda San Giorgio nasce in Turchia da Policromia, cappadoce, e da Geronzio, persiano, intorno al 280 d.C. e muore a Lydda, in Palestina, nel 303. Crebbe cristiano e dai solidi principi militari tanto da entrare a far parte della guardia imperiale di Diocleziano, sovrano sotto cui si segna la sua persecuzione e la sua morte.
Il suo martirio avviene per percosse, lacerazioni, appeso in giù e gettato in carcere. Miracolosamente sopravvive e ha la visione di Dio che gli preannuncia altre due vite ed altrettanti morti e resurrezioni.
Nella seconda vita il suo martirio è affidato alla ruota chiodata che ne lacera le membra squartandolo in due. Anche questa volta segue una resurrezione.
Al terzo martirio, che avviene per spada, segue la definitiva resurrezione e l'annessione nel Regno dei Cieli.
La sua testa si conserva nella Chiesa di San Giorgio al velabro qui a Roma.
La Legenda Aurea narra che la città di Selem, in Libia, fosse vessata da un grande drago che inceneriva tutti coloro che cercavano di sfidarlo.
Gli abitanti di Selem, ormai provati dalla crudeltà del drago, gli immolarono due percore al giorno per placarlo ma quando queste cominciarono a scarseggiare, furono costretti a sacrificare una pecora e un giovane tirato a sorte.
Tra questi anche Silene, la figlia del Re. Inutili furono i tentativi del sovrano di evitare alla figlia una terribile sorte: il popolo gli si rivoltò contro e costrinse la giovane donna ad abbracciare il propio destino.
Fu allora che San Giorgio, nelle vesti di un eroico cavaliere sulla via di casa, intervenne uccidendo il drago con una lancia.
Nel Medioevo la lotta di San Giorgio contro il drago diviene il simbolo della lotta del Bene contro il Male e per questa ragione molti Ordini Cavallereschi, come l'Ordine della Giarrettiera, l'Ordine Teutonico, L'ordine Militare di Calatrava, il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, l'Ordine dei Cavalieri di Malta, videro incarnati i loro ideali nel Santo cavaliere.
L'immagine più famosa del Santo è il "San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello", 1458/60, olio su tela conservato alla National Gallery di Londra (vedi foto: immagine tratta da http://www.wga.hu/).
I due antagonisti sono raffigurati in modo assai simmetrico uno sulla destra e l'altro sulla sinistra del quadro. Le due metà della tela si fronteggiano esattamente come i due protagonisti dell'azione in un contesto pieno di simboli. Al centro del quadro, in basso, si trova la testa del drago trafitta dalla lancia, seguendo la quale una fisica diagonale ci condice alla sagoma del Cavaliere e ancora più in altro alla nuvola tempestosa dalla forgia di spirale, pura metafora dell'Ira di Dio.
L'intera rappresentazione pittori gioca sulla dicotomia (perfetta per questo blog!!!!!!) tra gli opposti: Bene e Male; Luce ed Ombra; Vita e Morte; Destra e Sinistra (in periodo di ballottaggio più che mai); Alto e Basso; Verticale ed Orizzontale; Vicino e Lontano; Realtà e Fantasia; Sole e Luna.
Sono queste coppie dicotomiche che creano il mito ed è grazie a loro che risciamo a codificare il mondo attribuendo un valore ed un giudizio piuttosto che un altro a qualcosa.
Ed è questa dicotomia tra le coppie a regolare gli equilibri e le regole.
San Giorgio è il solare, l'apollineo. Capita, etereo e immateriale, nel posto giusto al momento giusto per ristabilire così la linearità che il Drago, lunare e dionisiaco, aveva rotto. Il Drago è dunque elemento terrestre e tellurico sicché materiale e materico.
Il frutto dell'interazione tra i due è il prodotto della vita.

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